Una bambina di quattro anni è deceduta a Palermo a causa della difterite. La difterite è una malattia infettiva acuta, potenzialmente grave, causata da ceppi tossigenici di Corynebacterium diphtheriae e prevenibile attraverso la vaccinazione. La bambina non era vaccinata contro la malattia. La diagnosi, inizialmente formulata come sospetta, è stata successivamente confermata dalle analisi effettuate presso il Laboratorio nazionale di riferimento per la difterite dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha identificato Corynebacterium diphtheriae e rilevato la presenza del gene della tossina difterica. A seguito del caso, l’ASP di Palermo ha avviato l’indagine epidemiologica, identificando e monitorando i contatti della bambina, verificandone lo stato vaccinale e mettendo in atto le misure di profilassi previste.
Un secondo caso nello stesso nucleo familiare
Nel corso delle attività di contact tracing è stato identificato un secondo caso nel cugino della bambina, anche lui di quattro anni. Il 27 agosto l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato anche nel suo tampone faringeo la presenza di C. diphtheriae e del gene della tossina difterica. Gli isolati dei due bambini presentano lo stesso profilo di antibiotico-resistenza, mentre il sequenziamento genomico completo è ancora in corso. Il secondo bambino era vaccinato contro la difterite e ha sviluppato una forma non grave della malattia. Al 27 agosto non risultavano ulteriori casi.
Questo dato rappresenta un elemento importante anche dal punto di vista della prevenzione: la vaccinazione non esclude in assoluto la possibilità di infezione, ma riduce in modo sostanziale il rischio di sviluppare forme gravi e complicanze.
Che cos’è la difterite
La difterite è una malattia infettiva causata principalmente da ceppi tossigenici di Corynebacterium diphtheriae. La trasmissione avviene soprattutto da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie. La forma respiratoria può manifestarsi inizialmente con febbre, mal di gola, malessere e ingrossamento dei linfonodi del collo. Nei casi più gravi può comparire una pseudomembrana aderente a livello di faringe e tonsille, che può ostacolare la respirazione. Le complicanze più severe dipendono soprattutto dalla tossina prodotta dal batterio, che può diffondersi nell’organismo e danneggiare altri organi, in particolare a livello cardiaco. La difterite può quindi essere una malattia molto grave e, in alcuni casi, fatale.
Una malattia rara non è necessariamente una malattia scomparsa
Nei Paesi con elevate coperture vaccinali la difterite è diventata molto rara. Questo risultato è stato ottenuto grazie alla vaccinazione. Una riduzione dei casi, però, non significa che il batterio sia stato eradicato. Corynebacterium diphtheriae continua a circolare in diverse aree del mondo e può causare nuovi casi anche in Paesi in cui la malattia non viene osservata frequentemente. Quando diminuisce il numero di persone adeguatamente vaccinate, aumenta la quota di popolazione suscettibile e diventa più facile che un caso importato o una nuova introduzione del batterio determini ulteriori infezioni. Per questo motivo è importante non interpretare la rarità della malattia come un motivo per rinunciare alla vaccinazione: è proprio il mantenimento di elevate coperture vaccinali che permette di mantenerla rara.
Come protegge il vaccino contro la difterite
Il vaccino antidifterico contiene una tossina batterica inattivata, chiamata anatossina, che non può causare la malattia ma stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi contro la tossina difterica. In questo modo, se una persona vaccinata entra successivamente in contatto con un ceppo tossigenico di C. diphtheriae, il suo sistema immunitario è già preparato a contrastare gli effetti più pericolosi della tossina. La protezione tende tuttavia a diminuire nel tempo. Per questo motivo sono previste più dosi durante l’infanzia e successivi richiami.
Quando viene somministrato il vaccino
In Italia la vaccinazione contro la difterite è prevista fin dai primi mesi di vita ed è contenuta nel vaccino esavalente, insieme alle componenti contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b. Dopo il ciclo primario sono previsti richiami durante l’infanzia e l’adolescenza. Anche nell’adulto è raccomandato un richiamo della vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse ogni dieci anni. La vaccinazione è raccomandata anche in gravidanza in quanto gli anticorpi prodotti dalla mamma attraversano la placenta e forniscono una protezione al bambino per le prime settimane di vita. La vaccinazione antidifterica rientra inoltre tra le vaccinazioni obbligatorie previste in età pediatrica. Controllare il proprio stato vaccinale e quello dei propri figli è quindi importante anche quando una malattia sembra lontana o poco frequente.
Le coperture vaccinali in Sicilia
I dati del Ministero della Salute relativi al 2024 mostrano che, tra i bambini della coorte di nascita 2022, la copertura vaccinale a 24 mesi per il ciclo di base completo contro la difterite era pari all’85,13% in Sicilia, rispetto al 94,46% registrato complessivamente in Italia.
Il valore siciliano risulta quindi inferiore di oltre nove punti percentuali rispetto alla media nazionale e lontano dall’obiettivo del 95%. Considerando i recuperi effettuati entro i 36 mesi, nella coorte 2021 la copertura raggiungeva l’89,49% in Sicilia e il 95,15% a livello nazionale. Recuperare tempestivamente le vaccinazioni non effettuate nei tempi previsti è importante perché ogni ritardo prolunga il periodo durante il quale il bambino rimane suscettibile alla malattia.
Anche in Europa si verificano ancora casi
Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control, nel 2024 sono stati segnalati nei Paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo 151 casi di difterite. Tra i casi per i quali era disponibile l’informazione sullo stato vaccinale, una quota rilevante riguardava persone non vaccinate o con una storia vaccinale incompleta o non definita. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che, per mantenere una protezione adeguata nel tempo, sono necessarie più dosi di vaccino e successivi richiami.
Cosa fare
Dopo i casi di Palermo, la Regione Siciliana ha istituito una task force dedicata al monitoraggio epidemiologico e al rafforzamento delle vaccinazioni pediatriche. Anche l’ASP di Palermo ha potenziato l’offerta vaccinale e le attività di recupero.
Il messaggio di prevenzione è semplice: le malattie prevenibili con la vaccinazione possono diventare rare, ma non per questo cessano di rappresentare un rischio. Per questo è utile verificare periodicamente il proprio calendario vaccinale e quello dei propri figli e recuperare eventuali dosi mancanti rivolgendosi al pediatra, al medico di medicina generale o ai servizi vaccinali della propria ASL. Mantenere adeguate coperture vaccinali significa proteggere il singolo individuo dalle forme più gravi della malattia e, allo stesso tempo, ridurre la possibilità che il batterio trovi persone suscettibili nelle quali continuare a circolare.

